Dalla scatola parlante al web e viceversa

Per YouTube, Yahoo!, Dailymotion e altre piattaforme web già da qualche tempo è un must pubblicare contenuti originali. Si tratta di veri e propri format, di buona qualità, che sanno di vere e proprie produzioni televisive.
Del resto, quelle di YouTube e company sono tra le app più diffuse sui nuovi smart tv, dove ha tutto un altro sapore gustarsi un video che, pur arrivando dalla rete, è identico a quelli che passano i grandi network tv.

Ed è certamente pensando anche a questa sempre più diffusa modalità di distribuzione e fruizione dei contenuti televisivi che Endemol, una delle più forti società di produzione di format tv, ha appena annunciato il lancio di una rete di canali premium internazionali e locali disponibili proprio su YouTube, AOL, MSN, Dailymotion, Yahoo! e altre piattaforme online.

L’operazione ha richiesto un investimento di 30 milioni di euro e con cui verranno prodotti programmi di intrattenimento e persino film. L’offerta sarà disponibile soltanto a pagamento. Una formula, questa, che YouTube, per esempio, ha già attivato in alcuni mercati esteri.

Le attività digital di Endemol faranno capo alla neonata Endemol Beyond International, che si occuperà anche della gestione dei contenuti online della multinazionale olandese già distribuiti in Usa, UK, Germania, Francia, Italia e Spagna.

Quest’ultima scelta di business del colosso delle prooduzioni tv – che è quello che si è inventato Il Grande Fratello, tanto per intenderci – è la migliore dimostrazione di come tutta l’industria televisiva abbia ormai rimodellato il suo core business. Se la mente creativa e il braccio operativo del medium tv – ossia le società di produzione e distribuzione di format – investono bei quattrini nella realizzazione di contenuti ibridi – quelli che vanno bene tanto per la vecchia scatola parlante quanto per il web – vuol dire che ormai televisione e rete sono in piena convergenza.

E se YouTube e le altre piattaforme online puntano sui contenuti orginali, a pagamento, firmati da pezzi da novanta della vecchia televisione, allora credo pure che il web abbia proprio una gran voglia di ereditare il meglio del mestiere di fare tv.

Inarrestabile Netflix

Forse qui dall’Italia ancora non ci è chiara la portata di Netflix. Il servizio di streaming tv che ha mandato in rovina Blockbuster, che si è messo a fare produzioni originali come una major di Hollywood riuscendo persino a portare a casa qualche Emmy Awards ieri ha comunicato un accordo multimilionario col colosso Marvel. Si, proprio la storica casa di produzione dei Supereroi L’Uomo Ragno, Iron Man fino ai più recenti X-Men e Volverine.

La notizia è che a partire dal 2015, la piattaforma internet trasmetterà in esclusiva quattro serie originali Marvel e dedicate proprio ad alcuni suoi supereroi, ovvero Daredevil, Jessica Jones, Iron Fist e Luke Cage, che fanno del gruppo Hell’s Kitchen. Ciascuna serie sarà di 13 episodi.

Ora la considerazione che faccio è che se uno storico nome come Marvel preferisce un partner online a una tv a pagamento via cavo, siamo alla vigilia di una vera rivoluzione. Netflix quindi ottiene un riconoscimento tale da mettere in ombra HBO e compagnia bella.

E c’è di più. L’altra news di queste ore è che la piattaforma internet ha ottenuto da Marvel anche l’anteprima online di tutti i suoi film del 2016 e che saranno disponibili subito dopo l’uscita nelle sale cinematografiche. Se tutto ciò non è rivoluzionario…

Netflix da Oscar (tv)

Negli ultimi due giorni sono arrivate un paio di notizie che dal mio punto di vista hanno mandato in fibrillazione l’industria televisiva mondiale. Prima news: agli Emmy Awards, gli Oscar della televisione americana, nove nomination vanno a House of Card, thriller nato e distribuito esclusivamente sulla piattaforma di streaming video Netflix. Di queste, tre sono nelle categorie principali: miglior serie drammatica, miglior attore drammatico e miglior attrice drammatica per i due protagonisti che sono Kevin Spacey e Robin Wright. Seconda news: il colosso DreamWorks si è appena accordato proprio con questa piattaforma a cui fornirà in esclusiva titoli originali già messi in produzione. Dunque, un prodotto tv nativo del web fa bottino di pregiate candidature agli Emmy al pari di big network tv come NBC, ABC e compagnia bella; a ciò si aggiunge che la major cinematografica di Steven Spielberg dice “no grazie” alle pay tv via cavo degli States e punta sul principale aggregatore di contenuti via internet a cui fornirà 300 ore di programmazione originale. Per il New York Times quest’ultima mossa è “il più grande impegno mai visto prima d’ora nel portare prodotti hollywoodiani sul web” (leggi l’articolo originale).

House of Card
Ma cosa sta succedendo? Il web sta diventando prezioso anello della catena di produzione e distribuzione della più grossa macchina di soldi degli States? La risposta è affermativa.
Qualche numero ci potrebbe aiutare a meglio comprendere quale direzione sta prendendo il business in questione. Netflix offre a circa 8 dollari al mese un abbonamento open per vedere in streaming oltre 50mila titoli tra pellicole vecchie e nuove, serie tv anche di recente uscita e dal 2011 pure il servizio Watch Instantly, show prodotti con i big di Hollywood ma disponibili solo per i suoi abbonati. Il primo di questi show è stato proprio House of Card, che ha debuttato nel febbraio del 2013. Soltanto negli Stati Uniti Netflix ha quasi 28 milioni di abbonati ed è presente anche in Canada, Sud America, Uk, Irlanda, Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia. Netflix non è soltanto un portale internet, ma anche una app distribuita su milioni di device mobili e come widget su smart tv, game console e set-top-box abilitati alla connessione. Insomma, la piattaforma offre migliaia di contenuti tv sempre e ovunque. Nel quarto trimestre 2012, ha registrato un fatturato di 945 milioni di dollari contro gli 876 dell’anno precedente.

Tornando alle nomination degli Emmy, Ted Sarandos, responsabile dei contenuti di Netflix, le ha così commentate: “Tutto ciò conferma che la televisione è la televisione, qualunque sia il tubo che la porta sullo schermo”. A conti fatti, dunque, la televisione sta soltanto cambiando pelle e globalmente gode di ottima salute. Sono le vecchie modalità di distribuzione del mezzo che annaspano a tutto vantaggio dello streaming. Negli Usa, per esempio, i principali operatori di pay tv multichannel nel 2012 hanno avuto una perdita netta di circa 80 mila abbonati. Quest’ultimi sono i cosiddetti cord cutters, cioè vecchi clienti che hanno tagliato l’abbonamento alla pay tv per il più conveniente servizio streaming offerto da Netflix e dagli altri leader di mercato ovvero Hulu e Amazon. Poi ci sono i cord nevers, quel pubblico che mai ha attivato un abbonamento alla tv a pagamento. E’ il target più giovane, la generazione YouTube per intenderci, lontana anni luce dal tradizionale palinsesto tv lineare (appuntamenti in onda a una determinata ora). E poi ci sono i kids, che se guardano i cartoni animati lo fanno sull’iPad.
A proposito dei bambini, sempre il New York Times scrive infatti che DreamWorks sa bene che il pubblico dei suoi film d’animazione come Shrek e Madagascar non è davanti alla televisione via cavo, perché preferisce l’intrattenimento di tablet e videogame console dove, tra l’altro, proprio la tv sta diventando la vera killer application. Per Hollywood, dunque, vendere i diritti di distribuzione alle web media company come Netflix è un buon affare, visto che per guardare contenuti video sono le piattaforme streaming la destinazione preferita soprattutto dei più piccoli (i veri decisori d’acquisto secondo gli analisti di mercato).

Probabilmente mi potreste far notare che sinora ho scritto di un mercato troppo distante dalle dinamiche di casa nostra, perché da noi la più evoluta forma di distribuzione e fruizione di televisione che il pubblico conosce sono Sky e Mediaset Premium con i loro time-shift (lo stesso programma in onda un’ora dopo) e i video on demand anche via banda larga (servizi assai utili, ma per pochi milioni di telespettatori). Inoltre, un italiano su tre non usa internet. Ma se è vero che Netflix sta per approdare in Olanda e che tra qualche tempo potrebbe sbarcare anche in Italia, allora forse val bene un post per cominciare a misurare la portata del cambiamento che presto arriverà sui nostri schermi.

New Google Maps

Google ha appena comunicato gli ultimi aggiornamenti delle sue Maps. Da un primo veloce test mi sono sembrati abbastanza interessanti. Lascio però a voi il tempo di farci un giro e di dirmi la vostra opinione in merito.
Intanto vi segnalo la pagina del blogspot ufficiale di Google dove troverete molte utili informazioni.

(credit: blogspot Google)

(credit: blogspot Google)


Tra le news ci sono anche l’aggiornamento dell’app Maps per Android, la prima versione di Google Maps per tablet e le Mappe di Interni. Queste ultime adesso permettono di navigare anche all’interno degli aeroporti di Orio al Serio e Venezia Marco Polo, di alcune stazioni ferroviarie come Torino Porta Nuova, dell’Istituto Clinico Humanitas, del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, di alcune strutture alberghiere Best Western e di numerosi Centri Commerciali in tutta Italia.
Aspetto i vostri feedback!

La tv via internet dell’Agenda Digitale Europea

Con un cartoon egregiamente scritto e realizzato, ecco l’ultima pensata dell’Agenda Digitale per l’Europa per spiegare com’è cambiata la televisione negli ultimi anni. Ne viene fuori una bella storia su come la tv è stata profondamente rivoluzionata non soltanto dal passaggio al digitale, ma soprattutto grazie alle nuove funzionalità offerte da internet.

Tra i personaggi della storia c’è anche  Neelie Kroes, responsabile della Digital Agenda EU.

Ben fatto!

internet_tv

La tv di Apple che verrà

Da ieri circolano news sul televisore che Apple avrebbe in cantiere ormai da tempo e che è stato sempre immaginato col nome iTv (chissà se poi verrà chiamato proprio così). Ovviamente si tratta di un apparecchio abilitato alla connessione a internet.

A tirar fuori le ultimissime su come potrebbe essere la tv di Cupertino è stato Brian White, analista di Topeka Capital Markets, e che  MacRumors ha tempestivamente riportato.  Vi sintetizzo la descrizione che è stata fatta del prodotto. White scrive che la iTv dovrebbe entrare in commercio nel 2013 e che sarà in tre versioni da 50, 55 e 60 pollici a un prezzo dai 1.500 dollari in su.

Sarebbe un televisore sensibile ai movimenti del corpo attraverso un anello, che verosimilmente dovrebbe chiamarsi iRing, e che l’utente indossa per gestire tutti i comandi. In aggiunta, arriverebbero sul mercato anche mini iTv di 9,7 pollici, che è la dimensione dell’iPad, e che si possono collegare al nuovo mega tv per riprodurre video fino a una distanza di 200 metri dall’apparecchio centrale.

Come ho già avuto modo di scrivere nel mio recente libro A tutta tv!, le indiscrezioni finora uscite sulla iTv dicono anche che iTunes sarà alla base del prodotto; con buona probabilità sarà un tv Hd ultrasottile Oled che integrerà tutte le funzionalità dei dispositivi mobili di Apple oltre che di iCloud, il servizio di cloud computing disponibile su iTunes che offre una memoria remota dove conservare file audio-video che si possono condividere su qualsiasi device non soltanto a marchio Apple. Non dovrebbe mancare poi Siri, il software per il riconoscimento vocale integrato  nell’iPhone 4S, nell’iPhone 5, nell’iPad di terza generazione, nell’iPad mini, nell’iPod Touch di quinta generazione e che offre video-chat e tastiera “on-screen”.

A questo punto credo sia utile una riflessione sul possibile ingresso di Apple nel mercato delle tv connesse e ad alta definizione (che vale 100 miliardi di dollari l’anno). E per l’occasione ripropongo una pagina del mio libro in cui scrivo proprio di come Apple  dovrà fronteggiare i big player dell’elettronica di consumo già forti di una discreta massa critica tra i consumatori.

Gli analisti del settore ritengono che il nuovo apparecchio di Cupertino di distinguerà nettamente rispetto ad altri prodotti visti finora. Quali sono, dunque, i fattori che renderanno la iTv l’esempio vincente di televisione del futuro? Dalle caratteristiche e prestazioni appena viste non pare abbia elementi differenti da offerte analoghe già presenti sul mercato. Oggi Apple non può contare su un’offerta di contenuti televisivi molto competitiva: possiede una gamma di film da acquistare o noleggiare non molto corposa, anche se in rapida crescita, qualche serie televisiva, ma solo in alcuni paesi. I suoi punti di forza sono concerti, podcast audio e video, ma non contenuti esclusivi; e poi ci sono brani e album musicali con relativi video (da sempre punta di diamante dell’offerta iTunes).

E’, però, a questo punto che entra in gioco la vera forza di Apple, compare quello che è sempre stato l’obiettivo di Steve Jobs: offrire agli utenti un sogno e offrirglielo attraverso uno strumento che meglio soddisfi le aspettative dei consumatori. Da qui il successo planetario dell’iMac, basato su usabilità e godibilità estetica (avere un iMac, in fondo, è sempre stato cool), dell’iPhone, il primo cellulare che ha saputo veramente superare il telefono, e dell’iPad, altro oggetto che ha reinventato il concetto di device elettronico, radunando pc, e-book e smartphone.

Questi risultati sono stati raggiunti con prodotti che, in fondo, non sono i migliori sul mercato, visto che la concorrenza offre strumenti con prestazioni superiori e prezzi più competitivi. Però l’utilizzo di un prodotto Apple è sempre coinvolgente, anche quando si fanno le classiche operazioni richieste da questa tipologia di prodotti. Ma lo si fa con divertimento, rendendo insomma il loro utilizzo un piacere, al di là dei freddi numeri della loro autonomia o della velocità di esecuzione e minimizzando le seccature, vera spina nel fianco dell’elettronica di consumo.

Cosa permetterà quindi alla iTv di diventare ancora una volta la regina del mercato? Per prima cosa la forza del suo marchio. Avrà sicuramente un design molto bello ed elegante, come tutti i prodotti Apple, quindi un must have al di là delle sue reali funzionalità. Per il pubblico diventerà cool possederne una, grazie alla forza del marketing dell’azienda. Sarà facile utilizzarla, grazie alla proverbiale usability del marchio, legata in gran parte agli enormi investimenti profusi dall’azienda in questa direzione (anche questo, vero pallino di Steve Jobs). Offrirà soltanto funzioni utili e niente di troppo difficile per il grande pubblico. Gli utenti non dovranno diventare esperti in “offerta di prodotti new media”, visto che i prodotti Apple vengono corredati da programmi e contenuti concepiti ad hoc per i device che sono destinati a ospitarli.

Questa filosofia di fondo da sempre ha dato ragione all’azienda, ha permesso di offrire prodotti che da tantissimi anni sono i più desiderati, i più venduti e spesso i più cari della categoria. Ecco perché credo che anche la iTv potrebbe facilmente conquistare il mercato.

Telespettatori al tavolo di regia

Su Primaonline.it da qualche giorno c’è la ricerca The New Power of Television, curata dal centro media Initiative e dedicata all’impatto che stanno avendo i social media sulla televisione. Questa indagine mi ha interessata soprattutto perché  introduce un nuovo termine per descrivere i telespettatori di oggi che è, semplicemente, TV Talkers:

Telespettatori che parlano di televisione sui social networks confrontandosi sulle trasmissioni e (attenzione!, ndr) sulla pubblicità televisiva influenzandone le scelte e le opinioni riguardo ai contenuti e, soprattutto, ai brand.

Insomma, la social tv – conversazioni tra utenti di social network su ciò che stanno guardando in tv – già termometro per misurare il gradimento di  programmi e spot, è diventata anche lo strumento per meglio calibrare le strategie di comunicazione pubblicitaria. In che modo? Secondo Initiative la risposta sta nel profilo dei telespettatori di oggi:

Gruppo molto influente di pubblico tra i 16 e i 54 anni, che tende a condividere gli spot di proprio interesse e a postarli regolarmente sui social network, condividendo le storie dei brand e diffondendone i messaggi. Sono telespettatori tecnologicamente abili e appassionati, capaci di incidere attraverso i social media sulle scelte di brand e sulle decisioni d’acquisto degli utenti.

Partendo dall’identikit di questo nuovo pubblico, la ricerca suggerisce un vademecum che gli operatori della comunicazione dovrebbero seguire per meglio coinvolgere i consumatori. Eccolo:

•        Sostenere le esperienze di TV Talking non solo durante la trasmissione ma, in maniera strategica, anche prima e dopo;

•        Creare un’esperienza multischermo e multi contenuto che permetta agli utenti di  condividere e approfondire la conoscenza del brand;

•        Implementare strategie social per mantenere una relazione con i TV Talkers di rilievo;

•        Investire in analisi volte a misurare quanto incide il TV Talking sulla forza di una marca nel mercato di riferimento;

•        Muoversi in ottica “test & learn” all’interno di nuove tecnologie per assicurare al brand il vantaggio di partire con nuove attività prima dei suoi competitors.

In conclusione, le regole base del marketing vanno ricalibrate sui nuovi modi di fruizione della tv; e la pubblicità va rivisitata nelle forme e nelle modalità di interazione. Io aggiungo che la televisione è diventata un grande mash-up in cui ci sono strumenti, contenuti e attori nuovi provenienti da differenti ambienti. Ecco perché ritengo sia indispensabile che tutti i neo protagonisti dell’industry televisiva lavorino in continua e stretta sinergia tra loro. Infine, voglio ribadire un concetto che ho espresso già in altre occasioni: i TV Talkers sempre più decideranno non soltanto cosa guardare, ma anche ciò che verrà trasmesso e pertanto suggerisco a chi fa televisione di tenere bene a mente che il telespettatore siederà con molta e più partecipata autorevolezza al tavolo di regia.