Santoro tra vecchio e nuovo

Per chi ieri sera sperava di vedere un Santoro diverso dal solito, la delusione è stata enorme. Servizio Pubblico ha una nuova formula, ma conserva le caratteristiche che sono state la spina dorsale di tutti gli altri programmi del conduttore: fare dell’impegno civile la propria bandiera, puntare sul giornalismo di inchiesta-denuncia, fare informazione mettendo da parte i valori della neutralità, dell’imparzialità, della separazione dei fatti dalle opinioni.
Pure liturgia, attori e forme di interazione della trasmissione di ieri sera sono apparsi un déjà-vu. La scenografia, poi, non è molto diversa da altre già viste sebbene in ogni nuova produzione di Santoro ci sia sempre stato qualche elemento di forte discontinuità col passato. Oggi a Servizio Pubblico ci sono le gru perché il talk vuole essere ambientato in un cantiere, ma a ben vedere il perimetro tracciato dalle colonne di ferro racchiude al suo interno la solita agorà.

Dunque, che piaccia o meno, questa è la televisione di Michele Santoro che riscuote successo da oltre vent’anni. Allora perché aspettarsi clamorose novità nella forma e nel contenuto del suo ultimo programma? Eppure, nella sua apparente staticità, Servizio Pubblico ha un elemento di profonda innovazione e riguarda la modalità di rappresentazione dell’opinione pubblica, protagonista indiscussa di tutti i format di Santoro.

Con Samarcanda, 25 anni fa, per la prima volta in un programma di informazione d’attualità la rappresentazione dell’opinione pubblica avveniva attraverso una serie di interviste all’uomo della strada; poi sono arrivati gli interventi telefonici dei telespettatori; in breve tempo si è aggiunta la presenza in studio di un gruppo di persone per discutere su un determinato tema; e andando avanti con gli anni sono entrati i sondaggi appositamente commissionati a istituti di ricerca specializzati. Di volta in volta, insomma, Santoro ha saputo stare al passo coi tempi nel rappresentare le tendenze della società. E oggi, prima e meglio di altre trasmissioni, ha fatto un sapiente uso del web per sondare gli umori degli italiani da cui è poi nato il canovaccio della puntata di ieri sera e più in generale di tutto l’impianto della trasmissione. Ha anche cavalcato alla grande il fenomeno del crowdfunding raccogliendo online una cospicua colletta che gli ha permesso di mettere in piedi il programma (a tal proposito suggerisco di leggere anche Bruno Pellegrini che di raccolta fondi in rete ne sa più di Santoro). Ha poi scelto i social-network come unica formula di interazione col pubblico da casa ed è pure riuscito a scatenare un forte buzz in questi ultimi due mesi, ovvero su blog e social-media c’è stato un gran parlare del suo nuovo progetto. Che non va in onda sui grandi network generalisti ma in rete, sul satellite e su un circuito di tv locali. Insomma, più nuovo di così…

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