Inarrestabile Netflix

Forse qui dall’Italia ancora non ci è chiara la portata di Netflix. Il servizio di streaming tv che ha mandato in rovina Blockbuster, che si è messo a fare produzioni originali come una major di Hollywood riuscendo persino a portare a casa qualche Emmy Awards ieri ha comunicato un accordo multimilionario col colosso Marvel. Si, proprio la storica casa di produzione dei Supereroi L’Uomo Ragno, Iron Man fino ai più recenti X-Men e Volverine.

La notizia è che a partire dal 2015, la piattaforma internet trasmetterà in esclusiva quattro serie originali Marvel e dedicate proprio ad alcuni suoi supereroi, ovvero Daredevil, Jessica Jones, Iron Fist e Luke Cage, che fanno del gruppo Hell’s Kitchen. Ciascuna serie sarà di 13 episodi.

Ora la considerazione che faccio è che se uno storico nome come Marvel preferisce un partner online a una tv a pagamento via cavo, siamo alla vigilia di una vera rivoluzione. Netflix quindi ottiene un riconoscimento tale da mettere in ombra HBO e compagnia bella.

E c’è di più. L’altra news di queste ore è che la piattaforma internet ha ottenuto da Marvel anche l’anteprima online di tutti i suoi film del 2016 e che saranno disponibili subito dopo l’uscita nelle sale cinematografiche. Se tutto ciò non è rivoluzionario…

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Netflix da Oscar (tv)

Negli ultimi due giorni sono arrivate un paio di notizie che dal mio punto di vista hanno mandato in fibrillazione l’industria televisiva mondiale. Prima news: agli Emmy Awards, gli Oscar della televisione americana, nove nomination vanno a House of Card, thriller nato e distribuito esclusivamente sulla piattaforma di streaming video Netflix. Di queste, tre sono nelle categorie principali: miglior serie drammatica, miglior attore drammatico e miglior attrice drammatica per i due protagonisti che sono Kevin Spacey e Robin Wright. Seconda news: il colosso DreamWorks si è appena accordato proprio con questa piattaforma a cui fornirà in esclusiva titoli originali già messi in produzione. Dunque, un prodotto tv nativo del web fa bottino di pregiate candidature agli Emmy al pari di big network tv come NBC, ABC e compagnia bella; a ciò si aggiunge che la major cinematografica di Steven Spielberg dice “no grazie” alle pay tv via cavo degli States e punta sul principale aggregatore di contenuti via internet a cui fornirà 300 ore di programmazione originale. Per il New York Times quest’ultima mossa è “il più grande impegno mai visto prima d’ora nel portare prodotti hollywoodiani sul web” (leggi l’articolo originale).

House of Card
Ma cosa sta succedendo? Il web sta diventando prezioso anello della catena di produzione e distribuzione della più grossa macchina di soldi degli States? La risposta è affermativa.
Qualche numero ci potrebbe aiutare a meglio comprendere quale direzione sta prendendo il business in questione. Netflix offre a circa 8 dollari al mese un abbonamento open per vedere in streaming oltre 50mila titoli tra pellicole vecchie e nuove, serie tv anche di recente uscita e dal 2011 pure il servizio Watch Instantly, show prodotti con i big di Hollywood ma disponibili solo per i suoi abbonati. Il primo di questi show è stato proprio House of Card, che ha debuttato nel febbraio del 2013. Soltanto negli Stati Uniti Netflix ha quasi 28 milioni di abbonati ed è presente anche in Canada, Sud America, Uk, Irlanda, Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia. Netflix non è soltanto un portale internet, ma anche una app distribuita su milioni di device mobili e come widget su smart tv, game console e set-top-box abilitati alla connessione. Insomma, la piattaforma offre migliaia di contenuti tv sempre e ovunque. Nel quarto trimestre 2012, ha registrato un fatturato di 945 milioni di dollari contro gli 876 dell’anno precedente.

Tornando alle nomination degli Emmy, Ted Sarandos, responsabile dei contenuti di Netflix, le ha così commentate: “Tutto ciò conferma che la televisione è la televisione, qualunque sia il tubo che la porta sullo schermo”. A conti fatti, dunque, la televisione sta soltanto cambiando pelle e globalmente gode di ottima salute. Sono le vecchie modalità di distribuzione del mezzo che annaspano a tutto vantaggio dello streaming. Negli Usa, per esempio, i principali operatori di pay tv multichannel nel 2012 hanno avuto una perdita netta di circa 80 mila abbonati. Quest’ultimi sono i cosiddetti cord cutters, cioè vecchi clienti che hanno tagliato l’abbonamento alla pay tv per il più conveniente servizio streaming offerto da Netflix e dagli altri leader di mercato ovvero Hulu e Amazon. Poi ci sono i cord nevers, quel pubblico che mai ha attivato un abbonamento alla tv a pagamento. E’ il target più giovane, la generazione YouTube per intenderci, lontana anni luce dal tradizionale palinsesto tv lineare (appuntamenti in onda a una determinata ora). E poi ci sono i kids, che se guardano i cartoni animati lo fanno sull’iPad.
A proposito dei bambini, sempre il New York Times scrive infatti che DreamWorks sa bene che il pubblico dei suoi film d’animazione come Shrek e Madagascar non è davanti alla televisione via cavo, perché preferisce l’intrattenimento di tablet e videogame console dove, tra l’altro, proprio la tv sta diventando la vera killer application. Per Hollywood, dunque, vendere i diritti di distribuzione alle web media company come Netflix è un buon affare, visto che per guardare contenuti video sono le piattaforme streaming la destinazione preferita soprattutto dei più piccoli (i veri decisori d’acquisto secondo gli analisti di mercato).

Probabilmente mi potreste far notare che sinora ho scritto di un mercato troppo distante dalle dinamiche di casa nostra, perché da noi la più evoluta forma di distribuzione e fruizione di televisione che il pubblico conosce sono Sky e Mediaset Premium con i loro time-shift (lo stesso programma in onda un’ora dopo) e i video on demand anche via banda larga (servizi assai utili, ma per pochi milioni di telespettatori). Inoltre, un italiano su tre non usa internet. Ma se è vero che Netflix sta per approdare in Olanda e che tra qualche tempo potrebbe sbarcare anche in Italia, allora forse val bene un post per cominciare a misurare la portata del cambiamento che presto arriverà sui nostri schermi.

Chi ha paura di Netflix

“Meglio darsi da fare prima che il gigante Usa dello streaming on demand di film e serie tv arrivi dalle nostre parti”. Ero a telefono con un manager Mediaset per farmi raccontare la nuova Premium Play, la net tv del Biscione che da qualche giorno è fruibile anche sulle console Xbox. A un certo punto, il mio interlocutore ha tirato fuori lo spauracchio Netflix. “Metti caso ce lo ritroviamo all’improvviso su qualche device anche in Italia, noi di Mediaset potremmo rischiare di essere tagliati fuori dal mercato”. E come dargli torto.

Netflix sta facendo recruiting di personale nel nord Europa, poiché entro il 2012 dovrebbe sbarcare in Uk e in Irlanda. Ha in catalogo migliaia di vecchie pellicole hollywoodiane e centinaia di serie tv. In America il suo abbonamento mensile costa soltanto 8 dollari e sul nostro mercato potrebbe essere anche più basso.  Ha agganci con tutte le aziende di elettronica di consumo, quindi ce lo ritroveremmo su parecchie smart tv. E poi è ben ammanicato con tlc e internet provider. Insomma, in un battibaleno qui da noi non si conterebbero i device col widget Netflix. Inoltre, l’ultimo rapporto Censis dice che più del 50% degli italiani naviga in Rete e che di questi quasi l’80% sono ragazzi patiti di musica e film online. Ciò significa che dalle nostre parti ci sarebbero tutte le condizioni per dare il benvenuto a Netflix. Certo in Italia c’è il problema della penetrazione della banda larga che oggi lascia a desiderare, ma ho come la sensazione che qualcosa stia per muoversi pure su questo fronte.

Detto ciò, il timore manifestato dal manager Mediaset di fronte a  un possibile ingresso di un competitor della portata di Netflix mi ha fatto riflettere su un paio di cose.  Se da qui a breve il videoportale di film e serie tv dovesse arrivare in Italia, cosa dovranno fare i nostri big della tv per arginare il suo potere? Mediaset potrebbe accelerare la distribuzione di Premium Play sui device (tablet, smart tv, smartphone) e al tempo stesso fare sia un grosso lavoro di lobby per convincere gli organi competenti a frenare la posizione dominate (?) del nuovo arrivato sia scoraggiare le case di produzione cinematografiche a  cedere i diritti di trasmissione online. E La Rai che farebbe? A ben vedere ora che è meno vincolata al proprietario di Mediaset e poiché deve battere cassa (visti i suoi recenti tristi conti…), potrebbe cedere un po’ delle sue teche a Netflix ma non mi stupirebbe che decidesse il contrario per qualche inspiegabile motivo, che resterà negli anni un bel mistero.

Poi c’è Sky, la quale essendo una pay tv che campa soprattutto grazie al cinema e alle serie, dubito che si metta a far affari con l’operatore americano di video on demand. Cosa resta? Poca roba? Non proprio. E’ vero che oggi il nostro Paese è ancora troppo oligarchico (3 grandi che si spartiscono tutta la torta) per aprirsi a un libero mercato con un player alla Netflix. Però se il videoportale facesse l’occhiolino ai piccoli editori scontenti del fee che ricevono da Sky o ad alcuni grossi network (vedi Discovery) che hanno già scelto di non essere in esclusiva sulla piattaforma satellitare, allora potrebbero esserci buoni margini per funzionare anche in Italia. E poi qui abbiamo migliaia di tv locali piene zeppe di library d’altri tempi che con un colosso come Netflix, affamato soprattutto di titoli d’antan, farebbero un bell’affare. Alla faccia del beauty contest. E allora che Netflix sia il benevenuto.

Nella macchina del tempo

Mi sembra di essere a bordo di una navicella che girovaga nel tempo. A marzo per Prima Comunicazione ho scritto un servizio sulla neonata Net Tv di Mediaset, che il mio direttore ha voluto titolare ‘Primi!’. In effetti qui da noi Mediaset è stato il primo broadcaster a lanciare un servizio di Over The Top Tv. Mentre scrivevo il pezzo, il veicolo all’improvviso mi ha portata parecchio avanti negli anni. Ero dall’altra parte dell’Oceano dove Netflix stava comprando i diritti per lo streaming del remake di House of Cards, serie inglese del 1990. Il numero uno del noleggio e streaming online è diventato anche distributore di contenuti inediti.

di Tom Muller per Wired Magazine (US)

Sono poi tornata nel quotidiano del Belpaese per imbattermi nelle ultime novità di Tiscali e Telecom e TvBlob che riempiono pagine di giornali, siti e blog con i loro ‘scatolotti’ da collegare al televisore “per entrare nell’universo web col telecomando”. Che rivoluzione!

Stamane la macchina mi ha riportata nel futuro: Lions Gate Entertainment Corp., produttore della serie televisiva ‘Mad Men’ ha siglato un accordo con Netflix per lo streaming di tutte le sette stagioni del fortunato show: in barba ai tradizionali network tv d’Oltreoceano.

La simpatica macchina del tempo mi sta proprio facendo venir la nausea tra tonfi nel passato e tuffi mozzafiato nel futuro, che a ben vedere distano tra loro soltanto nove ore (reali) di volo.