La tv di Apple che verrà

Da ieri circolano news sul televisore che Apple avrebbe in cantiere ormai da tempo e che è stato sempre immaginato col nome iTv (chissà se poi verrà chiamato proprio così). Ovviamente si tratta di un apparecchio abilitato alla connessione a internet.

A tirar fuori le ultimissime su come potrebbe essere la tv di Cupertino è stato Brian White, analista di Topeka Capital Markets, e che  MacRumors ha tempestivamente riportato.  Vi sintetizzo la descrizione che è stata fatta del prodotto. White scrive che la iTv dovrebbe entrare in commercio nel 2013 e che sarà in tre versioni da 50, 55 e 60 pollici a un prezzo dai 1.500 dollari in su.

Sarebbe un televisore sensibile ai movimenti del corpo attraverso un anello, che verosimilmente dovrebbe chiamarsi iRing, e che l’utente indossa per gestire tutti i comandi. In aggiunta, arriverebbero sul mercato anche mini iTv di 9,7 pollici, che è la dimensione dell’iPad, e che si possono collegare al nuovo mega tv per riprodurre video fino a una distanza di 200 metri dall’apparecchio centrale.

Come ho già avuto modo di scrivere nel mio recente libro A tutta tv!, le indiscrezioni finora uscite sulla iTv dicono anche che iTunes sarà alla base del prodotto; con buona probabilità sarà un tv Hd ultrasottile Oled che integrerà tutte le funzionalità dei dispositivi mobili di Apple oltre che di iCloud, il servizio di cloud computing disponibile su iTunes che offre una memoria remota dove conservare file audio-video che si possono condividere su qualsiasi device non soltanto a marchio Apple. Non dovrebbe mancare poi Siri, il software per il riconoscimento vocale integrato  nell’iPhone 4S, nell’iPhone 5, nell’iPad di terza generazione, nell’iPad mini, nell’iPod Touch di quinta generazione e che offre video-chat e tastiera “on-screen”.

A questo punto credo sia utile una riflessione sul possibile ingresso di Apple nel mercato delle tv connesse e ad alta definizione (che vale 100 miliardi di dollari l’anno). E per l’occasione ripropongo una pagina del mio libro in cui scrivo proprio di come Apple  dovrà fronteggiare i big player dell’elettronica di consumo già forti di una discreta massa critica tra i consumatori.

Gli analisti del settore ritengono che il nuovo apparecchio di Cupertino di distinguerà nettamente rispetto ad altri prodotti visti finora. Quali sono, dunque, i fattori che renderanno la iTv l’esempio vincente di televisione del futuro? Dalle caratteristiche e prestazioni appena viste non pare abbia elementi differenti da offerte analoghe già presenti sul mercato. Oggi Apple non può contare su un’offerta di contenuti televisivi molto competitiva: possiede una gamma di film da acquistare o noleggiare non molto corposa, anche se in rapida crescita, qualche serie televisiva, ma solo in alcuni paesi. I suoi punti di forza sono concerti, podcast audio e video, ma non contenuti esclusivi; e poi ci sono brani e album musicali con relativi video (da sempre punta di diamante dell’offerta iTunes).

E’, però, a questo punto che entra in gioco la vera forza di Apple, compare quello che è sempre stato l’obiettivo di Steve Jobs: offrire agli utenti un sogno e offrirglielo attraverso uno strumento che meglio soddisfi le aspettative dei consumatori. Da qui il successo planetario dell’iMac, basato su usabilità e godibilità estetica (avere un iMac, in fondo, è sempre stato cool), dell’iPhone, il primo cellulare che ha saputo veramente superare il telefono, e dell’iPad, altro oggetto che ha reinventato il concetto di device elettronico, radunando pc, e-book e smartphone.

Questi risultati sono stati raggiunti con prodotti che, in fondo, non sono i migliori sul mercato, visto che la concorrenza offre strumenti con prestazioni superiori e prezzi più competitivi. Però l’utilizzo di un prodotto Apple è sempre coinvolgente, anche quando si fanno le classiche operazioni richieste da questa tipologia di prodotti. Ma lo si fa con divertimento, rendendo insomma il loro utilizzo un piacere, al di là dei freddi numeri della loro autonomia o della velocità di esecuzione e minimizzando le seccature, vera spina nel fianco dell’elettronica di consumo.

Cosa permetterà quindi alla iTv di diventare ancora una volta la regina del mercato? Per prima cosa la forza del suo marchio. Avrà sicuramente un design molto bello ed elegante, come tutti i prodotti Apple, quindi un must have al di là delle sue reali funzionalità. Per il pubblico diventerà cool possederne una, grazie alla forza del marketing dell’azienda. Sarà facile utilizzarla, grazie alla proverbiale usability del marchio, legata in gran parte agli enormi investimenti profusi dall’azienda in questa direzione (anche questo, vero pallino di Steve Jobs). Offrirà soltanto funzioni utili e niente di troppo difficile per il grande pubblico. Gli utenti non dovranno diventare esperti in “offerta di prodotti new media”, visto che i prodotti Apple vengono corredati da programmi e contenuti concepiti ad hoc per i device che sono destinati a ospitarli.

Questa filosofia di fondo da sempre ha dato ragione all’azienda, ha permesso di offrire prodotti che da tantissimi anni sono i più desiderati, i più venduti e spesso i più cari della categoria. Ecco perché credo che anche la iTv potrebbe facilmente conquistare il mercato.

Annunci

Smart tv: quando le app non bastano a farne un successo

All’ultimo CES di Las Vegas, la più grande fiera dell’elettronica di consumo, c’è stata la presentazione delle nuove smart tv che presto arriveranno anche sul nostro mercato. Schermi ultra sottili, di dimensioni panoramiche, realizzati con tecnologie all’avanguardia per offrire immagini tanto perfette da sembrare reali e che a confronto i vecchi screen lcd appaiono obsoleti. I nuovi apparecchi integrano perfino funzioni quasi futuristiche: permettono di controllare il televisore con la voce e i movimenti del corpo e di collegare con un solo touch tutti i device di casa per far fluire tra loro il blob di contenuti multimediali dei nostri archivi; dispongono di piattaforme web-based; offrono un turbinio di applicazioni e algoritmi che già sanno cosa l’utente vorrebbe guardare stasera in tv.

Detta così sembra di star di fronte a un cervellone elettronico della Nasa. Eppure questi nuovi televisori non arriveranno all’agenzia spaziale americana, ma nelle nostre case. Allora mi chiedo: siamo così sicuri che per guardare la televisione ci serva un’apparecchiatura di questa portata?

Il troppo guasta. Ben vengano le innovazioni degli ultimi device visti al CES, ma alle loro manifatturiere ricordo che il televisore anzitutto deve assolvere alla sua funzione nativa: trasmettere la televisione. Promosse quindi le piattaforme integrate che permettono la fruizione di tv lineare e di broadband tv (contenuti audio-video via Internet fruibili dal televisore), perché oggi il telespettatore medio non è più disposto a sedersi davanti allo schermo per fare il solito zapping col telecomando, ma preferisce organizzare la visione secondo tempi e modalità ormai distanti da quelle a cui ci aveva abituato la televisione a palinsesto. Peccato però che finché non decollerà uno standard comune a tutti i dispositivi per rendere più semplice sia la realizzazione dei prodotti da distribuire sia l’utilizzo che ne faranno i consumatori, dubito che le smart tv facciano davvero breccia nella dieta mediatica dei telespettatori.

Connessioni all’italiana. Le funzionalità offerte dai televisori ibridi sono legate a doppio filo alla disponibilità di connessioni veloci, che nelle abitazioni italiane è mediamente al di sotto dei livelli europei. Ecco perché sul nostro mercato ci vorrà ancora molto tempo prima che le smart tv vengano utilizzate a 360 gradi.

E adesso cosa guardo? Non siamo negli Stati Uniti o in Gran Bretagna dove la broadband tv funziona già abbastanza bene, soprattutto perché ci sono molti broadcaster e aggregatori di contenuti che offrono su diversi device piattaforme on demand di programmi tv e di film. Questi contenuti sono l’asset vincente delle piattaforme televisive web-based e quelli che più di altri si preferisce fruire con una smart tv. Inoltre le previsioni di crescita della broadband tv dicono che avranno successo soprattutto le offerte free, in particolare quelle dei broadcaster televisivi tradizionali. Dalle nostre parti però quando accendiamo le smart tv e avviamo il wifi scopriamo che l’inventario di contenuti gratuiti tra cui scegliere purtroppo langue. Gli accordi fra major cinematografiche, distributori e broadcaster televisivi blindano le pellicole per troppo tempo prima di renderle disponibili su piattaforme digitali. E poi: Rai rimanda la partenza della sua offerta broadband per motivi ancora oscuri; Mediaset, che da poco ha lanciato la sua net tv, ha scelto la strada del ‘giardinetto chiuso’ poiché per poterla ricevere sul televisore di casa bisogna prima abbonarsi a Mediaset Premium; Sky si limita a un’applicazione di circa 20 canali solo su tablet e accessibile esclusivamente dai suoi abbonati, mentre i cugini inglesi di BskyB hanno scelto offerte di broadband tv al consumo e disponibili anche a chi non è un abbonato alla piattaforma satellitare; infine c’è La7 On Demand, l’unica che sfida il mercato in modalità free ma è una goccia nel mare aperto. Insomma, se oggi comprassi uno dei super apparecchi in vetrina a Las Vegas  appagherei soltanto il mio gusto estetico per l’arredamento. Se però provassi a diventare un po’ più multitasking forse li potrei apprezzare di più.